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Antica Bova
Arte nella lavorazione
del Vetro

Cultura - Artigianato

L'artigianato di Bova rientra nelle forme dell'artigianato grecanico e si esprime nella tessitura e nella cosiddetta "arte dei pastori ".
Parlando di arte tessile è necessaria una distinzione tra "l'arte della seta", ritenuta più nobile per la preziosità del tessuto, e "la tessitura popolare" le cui origini risalgono all'età neolitica.
Ed è proprio questo secondo filone, quello della tessitura popolare, appreso dalle donne fin dall'infanzia, che veniva ancora praticato a Bova e nei paesi dell'area grecanica.
La materia prima è costituita dalla lana, dal lino, dal cotone e soprattutto dalla ginestra, elementi che vengono ricavati in maniera naturale ed artigianale dalle stesse tessitrici con lunghi processi di lavorazione. Lo strumento di lavoro è il telaio a mano, le cui componenti anch'esse a struttura artigianale necessitano di essere azionate con perfetto sincronismo per realizzare un tessuto perfetto.
I tessuti dell'artigianato grecanico vengono quasi sempre prodotti nella forma di teli rettangolari che cuciti a tre a tre costituiscono le coperte "vutane".
Dal punto di vista del disegno le forme più comuni sono: il "mattunarico", il "telizio", la "greca", il "greco", le "muddare".
I più consueti motivi di questi disegni vanno ricercati nell'arte bizantina, arte che pur lontana da ogni codificazione documentaria nei paesi della Calabria si è consolidata nella società povera ed incolta solo per una trasmissione orale. Per la tessitrice i motivi ispiratori erano gli affreschi delle Madonne e Santi esistenti nelle grotte o nelle chiesette bizantine.
L'analisi dei disegni sia nella geometricità, sia nella stilizzazione delle forme, denota un'interpretazione popolare di un'arte di per sé semplice e povera nella sua espressione calabrese.
La maggior parte di essi era una riviviscenza dei simboli chiave dell'ellenismo con una sovrapposizione di segni religiosi quale la croce greca, che pur in diverse stilizzazioni è quasi sempre è presente nel reticolo ornamentale. Culturalmente è una produzione molto valida in quanto confrontabile con elementi artistici propri dell'arte bizantina come risulta dal riscontro con antichi affreschi mosaici dei secoli X, XI, e XII.
La civiltà e l'immagine bizantina si è tramandata nei secoli fino ad oggi tra le tessitrici da madre in figlia con la tradizione orale trasmessa in gelosa eredità.
Accostarsi oggi a questi tessuti è come ammirare segreti archeologici. La civiltà industriale, le fibre sintetiche hanno reso faticosa la produzione artigianale, per cui i tessuti, una volta frequenti ed usuali nelle case, assumono oggi la dignità di un documento storico-artistico. Molti telai non esistono più, altri sono stati smontati e riposti nei solai, e sempre quindi, più difficile passeggiando per i vicoli di Bova sentire il ticchettio del vecchio telaio.
Le forme dell'artigianato grecanico del legno sono più variegate. Gli oggetti artigianali sono prodotti dell'arte pastorale e rappresentano il lavoro agricolo e quello casalingo delle donne. Si tratta, generalmente, di doni nuziali, pregni di delicato senso artistico e di arcaiche presenze, assumono il significato di legame. E' il pastore che crea il dono con le proprie mani. Durante le settimane di permanenza sui monti i pastori intagliano gli oggetti nel legno di ulivo e di arancia, con i simboli ricorrenti del sole, della luna, dell'uccello, con motivi floreali e geometrici.
Tra gli oggetti portati in dote dalla sposa vi é il telaio costruito dallo sposo con legni resistenti e pregiati, e tutta la serie di rocche, conocchie, fusi e navette per la lavorazione tessile.
Interessante é la produzione di stampi per dolci e formaggi. Le cosiddette "musulupare", strumenti per pressare i formaggi recanti ciascuna una figura di donna acutamente stilizzata. La cornice della figura é inclusa in una sequenza di motivi ornamentali a raggiera, a fiore, in una fitta trama di intagli a dente di lupo. Il tutto richiama alla mente le forme e l'ornamentazione delle antiche icone bizantine.
Così i "plumia", timbri per dolci, che oltre i consueti segni della croce presentano decorazioni più elaborate, come palmette o movimenti di linee frastagliate in risalto. Le "mistre" cucchiai intagliati, e tutta la serie di collari per le bestie, lavorati con il gelso, anch'essi intagliati e decorati con cerchi radiati e rosette; e ancora le "fescedde", contenitori per la ricotta.
Tali oggetti sono, quindi, la testimonianza di un momento culturale talmente radicato nella tradizione della popolazione bovese e pastorale aspromontana in generale, da continuare ad essere praticato pur essendosi ormai perduta la consapevolezza del significato delle decorazioni ornamentali e delle immagini.

coperta in ginestra



lavorazione al telaio























attrezzi da cucina in legno




attrezzi lavorazione formaggio

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