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Memorie - Figure bovesi

BRUNO LARIZZA

Nacque a Bova il 4 Ottobre 1868.
Studente nel seminario di Bova Marina, nel liceo Campanella di Reggio Calabria, dottore in giurisprudemza nell'università di Roma.
Entrò subito in magistratura, ma ben presto dovette lasciarla perché il suo temperamento fervido ed esuberante non si conciliava con i limiti e le esigenze della funzione giudiziaria.
Abbracciò quindi la professione forense dedicandosi con passione ed ardore, divenendo uno dei penalisti più noti e valorosi della provincia ,protagonista dei più importanti processi celebrati nelle aule di giustizia della regione
Come con grande competenza e sensibilità esercitò egli la missione di giudice, così continuò ad esercitare quella di avvocato nel difendere in preture tribunali e corti di assise i diritti del popolo.
Quando la pretura di Bova con annesso il vasto comune di Condofuri, aveva la sua grande importanza - tale da essere considerata piccolo tribunale - più di una volta intesi io l'avvocato Larizza arringare in quell'aula di giustizia a fianco degli altri grandi avvocati di Reggio: Biagio Camagna, Demetrio Tripepi, Antonio Canale, Carmelo Mafrici Ruffo ed una volta, ricordo bene, uno dei grandi avvocati del foro di Catanzaro.
Nella sua attività politica, sia da consigliere provinciale come da deputato per diverse legislature nel collegio di Melito Porto Salvo, dimostrò sensibilità ,competenza e costante interesse a chiedere ed ottenere quanto era di diritto.
A lui si deve l'approvazione del progetto della strada rotabile di collegamento alla Marina e l'inizio dei lavori di primo tronco.
Non seppe però resistere alle continue richieste e pressioni degli scalmanati componenti del "Comitato pro Bova", convinti che la soluzione avrebbe risolto il problema del mantenimento della sede della pretura ed avrebbe evitato il trasferimento alla Marina - voluto per motivi di migliore accessibilità dagli avvocati di Reggio e dalla popolazione di Condofuri - e propugnò la separazione amministrativa dei due paesi, che portò alla creazione di Bova Marina come comune autonomo.
Avvenimento questo che non piacque ai bovesi di puro sangue e che l'avvocato Antonio Zappia aveva inutilmente scongiurato, dicendo in occasione di un comizio elettorale:< La nostra Bova deve continuare ad essere una, quella che ci lasciarono i nostri padri>>.
Bruno Larizza non trascurò di aiutare tutti coloro che a lui si rivolgevano ed era felice quando gli si presentava l'occasione d'incontrare bovesi, ai quali egli sempre si rivolgeva col suo:<>.
Quando gli impegni professionali lo consentivano non mancava di farsi vedere anche per poco a Bova, felice di poter conversare con gli amici in grecanico.
Periodo di godimento era poi quello che la quotidiana attività professionale gli concedeva di trascorrere, in compagnia al fratello, nei mesi estivi nella nostra Bova. Quotidiane erano allora le visite, le passeggiate, i richiami di episodi di vita bovese, le melodie che chiedeva alla sua prediletta arpa con i dolci e costanti notturni.
Autentico bovese, appassionato di musica - da giovane aveva accompagnato con l'arpa nella chiesa di S. Leo e Bova il canto liturgico del "Tu scendi dalle Stelle" ed aveva anche eseguito concerti al teatro S. Carlo a Napoli - volle contribuire con ammirevole slancio a che il paese natale avesse una banda musicale regolarmente costituita e che, ben preparata e degnamente presentabile, fosse espressione sincera e riepilogante dei dolci suoni degli atavici strumenti: zampogna, zufolo, scacciapensieri e triangolo.

Egli godette molto degli applausi meritati dal giovane Peppe Miseferi, prima tromba della banda "Città di Bova" nell'inseguire qui a Reggio, - in occasione della festa del Sacro Cuore - il commovente "Mira, Norma", ed ancora di più godette quando gli si disse che Gesualdo Borrello, uno dei primi musicanti bovesi, era il fondatore e direttore di un corpo musicale in America. I suoi molti scritti, tutti i suoi discorsi pieni di veemenza ma ricchi di bontà, i suoi romanzi espressione di malinconia e tristezza, ci fanno conoscere la sua attività ed il suo valore.

Egli mandò in stampa:

1) Il primo capoverso dell'articolo 203 di procedura
2) Fuori i barbari
3) Dal sonno alla morte (rievocazione dell'immane tragedia del terremoto del 1908)
4) Testamento di sangue - romanzo.

Bruno Larizza morì a Brancaleone il 27-8-1945.

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Bruno Larizza

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