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Memorie - Figure bovesi

LUIGI BORRELLO

Nacque a Bova il 2 marzo 1871.
Educato fin da ragazzo all'umana proficua scuola del sacrificio, concepì la vita come una missione alla quale bisognava dedicarsi, assieme agli altri e nei diversi campi, per il civile progresso dell'umana società.
Il suo campo di lavoro fu la scuola, della quale egli volle essere un grande apostolo, il generoso instancabile dispensatore di tutte le sue tenerezze, di tutti i suoi ideali più nobili.
Appena ventenne, iniziò il suo lavoro insegnando a Reggio Calabria in un istituto privato, e fin d'allora concepì la scuola come la piccola mina che deve spezzare i macigni per dare solida base al grande edificio della civile società del domani.
Educatore bisognava essere, seminatore instancabile nelle giovani anime, fedele plasmatore di coscienze che non conosce indugi e tentennamenti.
Così concepita la missione educativa la continuò e la realizzò per anni nell'insegnamento pubblico: per breve tempo nella scuola di Alghero, poi in quella di Tempio Pausania e quindi, per ben quaranta anni, nel liceo di Palermo, insegnamento quest'ultimo che dovette lasciare per raggiunti limiti di età continuando però nel suo impegno educativo nella "scuola popolare per adulti analfabeti " da lui istituita e diretta.
Discepolo nell'Università di Napoli del grande filosofo Giovanni Bovio, seppe inculcare nell'animo dei suoi alunni l'amore verso la famiglia e la patria, amore quest'ultimo egli diede vibrante prova in un'occasione, che si ricorda ancora: alcuni bovesi festeggiavano il primo maggio del primo anno repubblicano con bandiera rossa; egli, affacciatosi al balcone per ringraziare degli applausi che gli si rivolgevano, vibrantemente ammonì: "Col tricolore si festeggia la ricorrenza". Un giovane, di corsa al Municipio, prese la bandiera con la quale si proseguì nella manifestazione. Grande fu quindi Luigi Borrello per l'impegno morale della sua esistenza vissuta per se e per gli altri. Chi ebbe la fortuna di conoscerlo in quella sua esaltazione dei valori della scuola, quale strumento di elevazione sociale, rimase costantemente soggiogato come di fronte ad un nuovo miracolo.
Fra le tante pubblicazioni letterarie, filosofiche storiche si segnala particolarmente quella su Giovanni Bovio, dal titolo " In alto" e dedicata a Tiberio Evoli, preceduta da una presentazione postuma nella quale si legge:" non è solo per onorare la memoria che si pubblica questo libro, ma soprattutto per non lasciare perire senza traccia questa singolare solidarietà di spiriti che si organizzò intorno alla veneranda figura di Luigi Borrello.
Annualmente egli trascorreva un breve periodo estivo nella sua Bova per stare accanto ai suoi adorati genitori e dove non gli mancavano le quasi quotidiane visite degli amici con i quali era felice di poter conversare in grecanico.
A me, che quasi giornalmente andavo a trovarlo, egli sempre domandava della mia scuola, del comportamento degli alunni e del bisogno di saperli guidati ad essere di onore alla nostra Bova e nel saper custodire il prezioso patrimonio delle antichità bovesi.
Come ostinato, instancabile egli era in queste sue raccomandazioni, così lo ero io nell'attendere dal prezioso serbatoio delle sue conoscenze qualche cosa di nuovo: ad ogni mia visita a lui fatta, una nuova preziosa notizia data sempre con quel suo viso dolce e generoso.
Un giorno mi recai per la consueta visita in compagnia di amici; il prof. Borrello trovò modo di parlarci dei rivoluzionari Mezzatesta, Plutino e Cimino distintisi durante i moti rivoluzionari del 1846 e pigliandone occasione ci informò della sua intenzione di indagare minutamente su di un bovese insigne, proprietario dell'antico palazzo sito un po sotto casa sua.
Io non ebbi più la fortuna di rivedere e sentir parlare il prof. Borrello, ma di sicuro la sua intenzione era quella di indagare su quel Giovan Battista Panagia, dottore in scienze, antiquario presso la corte di Carlo VI a Vienna, effettivamente proprietario una volta del vicino palazzo di cui parla un antico documento che è in fotocopia in mio possesso.
Nel vecchio palazzo dei Panagia, oggi dei Romeo, era attaccata in una delle pareti esterne una lapide nella quale si leggeva del casato e della benemerenza dell'insigne bovese, lapide che distaccata dal muro finì poi in frantumi, uno dei quali esisteva fino a pochi anni fa.
Apprendo ora con molto piacere che un professionista di Roma, di sangue bovese, sta curando ricerche negli archivi di Vienna; voglio augurarmi che una nuova pagina si aggiunga alle tante della storia culturale bovese.
Luigi Borrello sarebbe potuto diventare ricco; rifiutò riconoscimenti e compensi nella precisa convinzione che la vita è il componimento di un doverse. La sua ricchezza erano i suoi libri gelosamente custoditi e che per oggi per sua volontà sono consultabili nella biblioteca comunale di Reggio Calabria.

Altre opere di Borrello sono:
1) Fiori selvatici
2) Nino Martino
3) Le laude di Calabria e gli uffizianti
4) Relique del Dramma Sacro in Calabria
5) Il cinque maggio
6) Nozze Grimani Tricroni
7) Giovanni Bovio
8) In alto!

Luigi Borrello morì a Palermo il 22 novembre 1949.

E' ricordato in una delle più belle vie della città a lui intestata e nel cimitero di S. Spirito con l'epigrafe:

Qui le ceneri
del Prof. Luigi Borrello
ma l'anima aleggerà sempre
fra il popolo
che amò di lungo amore
e fra i giovani che predilesse
cercando con l'esempio e la parola
di comunicare a tutti
la sua inestinguibile sete di bene.

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Luigi Borrello

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