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Memorie - Figure bovesi
BOVA
Nido di falchi, culmine di altezza
cui giunge solo il buon camminatore,
sogno d'un leggendario costruttore
ch'eresse opra di forza e di bellezza.
Dell'estremo Appenin cingono i monti
a te dintorni un cerchio aspro e selvaggio.
Tu li sovrasti e per immenso raggio
t'affacci, solo, ai liberi orizzonti.
Si stende, sotto il cielo che s'inarca
nell'amplesso dei monti, il vasto mare;
ed il mito di Ulisse ecco riappare
sull'acqua e in sogno silenzioso varca.
E quasi per prodigio anche la morte
ellenica favella odi ed il canto
d'Omero, e torna il favoloso incanto
d'una scomparsa età per noi risorta.
Estremo testimone, antichi eventi
ripensi e d'essi in tu amenti ragioni;
raccogli le memorie e ricomponi
favole e storie che confidi ai venti.
Di colui che sull'erta alpestre cima
giunse primo nei tempi e fermò il piede
e quivi eriger la regal sua sede
aerea volle e la tua casa prima
narri tu forse; o di colei (reginao dea?)
che il peso d'uno scettro resse
e del suo piede sul granito impresse
indelebil profonda orma divina,
cui dal credulo volgo ancor si affida
certa virtù d'incanti ove si ottenga
che umano piede in quella si contenga
si che orma e forma nium error divida.
Quando il pirata venne di lontano,
minacciando le coste e l'Ionio azzurro
difendeva la fusta del giaurro,
fuggì l'inerme abitator del piano
agli alti monti e dentro le tue mura
ebbe rifugio, Invan l'assalitore
inseguirlo tentò, volte le prore,
riprese il mare, folle di paura,
quando improvviso innanzi al temerario
appparisti nel cielo, erto, possente
d'ominatore d'ogni estranea gente,
o formidabil monte solitario!
Qui nacqui, vissi, amai.
Nel giovin petto
la speranza sbocciò, candido fiore.
or va ramingo l'invecchiato cuore
di loco in loco in abito negletto;
Ma torno spesso per l'alpestre via
alle case aggrappate al monte in cima.
L'ingenuo verso e l'innocente rima
l'età soffusa di malinconia.....
Sui comignoli tuoi, sulle terrazze
passano voli, passano canzoni.
Fioriscono sui pensili balconi,
boccioli rossi e visi di ragazze.
Fantastica, superba, immensa mole,
simile a fosca torre medievale,
dagli alti tetti della Cattedrale,
si spicca il campanile ebro nel sole.
D'impetuose raffiche iraconde
suscitator, marzo ventoso il rombo
spande, sicché al metallico rimbombo
delle bronzee campane il ciel profondo
trema tutto e rintrona. E monti e valli
si rimandano il suon da mane a sera
sin ché l'urto dei venti e la bufera
vinca l'onda dei concavi metalli
e il ciel torni sereno. Io t'odo ancora,
voce materna, nell'errar mio vano,
t'odo gettar la sfida all'uragano
in aperta battaglia, eco sonora!
Ti riveggo oscillare, alta e lontana,
apparire, sparir, lanciata in aria
dal sommo della torre campanaria,
o " campana di marzo", o mia campana !
Il lungo suon se tu batti a distesa,
sgomenta le minori tue sorelle;
se parli basso, allor si sveglian quelle
e chiamandosi van di chiesa in chiesa.
San Leo, San Rocco, lo Spirito Santo,
la Concezione, il Carmine, a la brezza,
mandano voci pie di tenerezza
virginea, or inno ora preghiera: un canto
beato, canto, di dolcezza pieno
e di bontà, che l'anima rapita
a Dio richiama ed a salir la invita
lievemente per l'aere sereno.
O dolce abbandonarsi a quella voce
mistica, e in cuore risentir la pura
fede che fa la via diritta e sicura,
pur tra i deserti, all'ombra della Croce!
Scampanare festoso e mattutino
nella gioia del rito addomadario!
Squillan le campanelle del Rosario
giocondamente al cielo cilestrino.
Argentei, freschi sgorgano i rintocchi
a fiotti, come grani di corallo
rimbalzanti su lastre di cristallo,
come una cascatella che trabocchi.
Si versa il suono delle campanelle
e par quasi che l'aria ne spumeggi.
Nel fluido azzurro fra giri e volteggi
uno stormo di nere rondinelle.
Volano intorno al vecchio campanile
inebriate, garrule, veloci.
Sfioran le guglie, sfiorano le croci
pazze nel cielo nitido di aprile!
I piccioni passeggiano sui tetti
e, sulla porta della colombaia,
tuban chiamando forse la massaia
che il becchime a recar tosto s'affretti.
Tra pietra e pietra chiacchiera una fonte
la chiara vena sgorga di tra il verde
muschio e già fra silvestri ombre si perde
lungo i fianchi precipiti del monte;
E riapparendo nell'irriguo piano,
mista a quella di cento altre sorgenti,
fra le sponde di zagare fiorenti
va verso il mar che luccica lontano! ......
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