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Memorie - Figure bovesi
PASQUALE NATOLI
Nacque a Bova il 26 maggio 1870.
Uomo mite, semplice, senza pretesa alcuna, mio indimenticabile Maestro.
Consacrato dall'Arcivescovo Portanova, si dedicò alla sua missione sacerdotale, integrando il suo impegno quotidiano con quello - che era per lui fondamentale - dello studio e dell'insegnamento.
La mattina , dopo aver celebrato la messa in Cattedrale, era solito fermarsi in casa del fratello per consumare la rituale tazzina di caffè, per poi, difilato, a casa a dare inizio alle sue ore di studio e di insegnamento. Dopo avere impartito le sue lezioni ai discepoli privati, si trasferiva all'Episcopio per proseguire la sua attività d'insegnamento ai chierici del seminario.
Quale ape in cerca di nettare, sfogliava riviste e vecchi libri, consultava archivi e documenti in cerca di conoscenze utili a dare validità alle sue tesi - specie in materia storico e scientifica - e maggiore consistenza ai suoi lavori monografici rimasti purtroppo inediti per la sua ben nota modestia.
Studioso assiduo, conoscitore profondo, maestro impareggiabile, egli aveva costituito una scuola privata, quasi gratuita, in cui convergevano i giovani studiosi bovesi del tempo, ansiosi di attingere al labbro copioso del Maestro le gocce del sapere e della verità.
Quando si voleva fare il suo nome, come del resto si fa tutt'oggi, lo si faceva con quello di Decano, che all'illustre Maestro si attribuì per antonomasia:. l'epiteto valeva, e vale anche oggi, a significare non tanto l'anzianità e la priorità sacerdotale, quanto il suo valore di uomo insigne ed oltremodo dotto, posto che, per geniale e consolidata opinione, tutto ciò che di difficoltoso e di inestricabile gli si presentava, era di lui, senza titubanza e sforzo, facilmente risolto e superato.
Il Natoli era lieto quando qualcuno andava a domandargli consiglio o a trascorrere qualche ora in discussione o piacevole conversazione. Eccezionale ed oltremodo gradita era la visita che di frequente gli faceva il grande glottologo Rohlfs, il quale sempre in giro in cerca di nuovi elementi, di nuove conoscenze, si fermava a Bova per acquisirle direttamente dall'inesauribile serbatoio degli studi del Natoli.
Dell'ammirazione del Rohlfs per il Natoli si trova traccia e conferma nell'opera di Aliquò Lenzi, il quale a proposito scrisse che........ <>.
Fra le abitudini quotidiane del Natoli c'era quella della passeggiata pomeridiana o serale in compagnia di amici e di allievi, anziani e giovani, uno dei quali spesso ero io; la divagazione era per questi ulteriore occasione di apprendimento delle sue cognizioni storiche e scientifiche, delle quali a volte rendeva partecipi, per la sua consuetudine di umiltà, anche i contadini quando si recava al suo fondicello di Brigha - modesto oggetto di impegno e di interesse - che si trovava a breve distanza dai ruderi dell'antica chiesa dell'Annunziata, una delle tante , che, insieme a badie e conventi, avevano illustrato il glorioso periodo basiliano del Bruzio.
Il Decano Pasquale Natoli, Vicario della diocesi, il maestro umile di se stesso, ma Grande degli altri, si spense serenamente il 31 dicembre 1946, lasciando devoto ricordo in tutti coloro che ne conobbero le grandi doti di umiltà e di sapere.
Gli scritti più interessanti del Natoli sono:
1) Cronotassi dei Vescovi di Bova;
2) Memorie basiliane in diocesi di Bova;
3) Isola linguistica di Bova.
Quest'ultimo lavoro, forse il più importante, è uno studio sul dialetto greco calabro di Bova, frutto di tanti anni di pazienti ricerche dell'autore.
In esso è contenuto una preziosa raccolta di novelle poesie, proverbi corredata da un dizionario di circa duemila voci contenti brevi notizie di storia civile ed ecclesiastica, filologia, toponomastica, e scienze naturali; le poesie, se non rivestono splendore di forma poetica, come nelle elegie degli antichi grandi poeti greci, non per questo sono meno espressive e belle; i proverbi poi rivelano la lunga esperienza della vita quotidiana passata attraverso l'anima del popolo bovese.
L'opera con tutte le interessanti notizie dell'autore è stata - come conferma Aliquò - particolarmente utile per le ricerche e le tesi di laurea discusse dai giovani studiosi presso le università di Messina, Palermo, Napoli, Milano.
E se noi oggi non la vediamo tradotta in un volume, ciò si deve alla ben nota modestia del Natoli ed alle sue limitate possibilità economiche.
Voglio sperare però che l'attuale risveglio dei giovani bovesi, rafforzato dai rapporti di cordiale fratellanza di Paleon Faliron, faccia, in onore al gemellaggio celebrato nel maggio 1979, rivivere quella lingua nella quale i bovesi pregarono in ginocchio con l'anima traboccante di fede, benedissero nell'agile canto al lavoro dei campi, amarono la giovinezza ed il sole nel tripudio della vita, piansero sulle tombe nei novembri mesti.
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