Museo di Paleontologia                  

               Comune di Bova (Reggio Calabria) ITALIA 

 

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                                 I fossili e la Fossilizzazione

Fossile discende dal latino “foveo” = scavo e l’etimo sottolinea che questo tipo di reperti, custodito gelosamente sotterra, viene portato alla luce in seguito ad un’attività di scavo o anche un processo erosivo naturale che porta alla luce quanto è conservato in profondità.

Originariamente con tale accezione si intendevano i resti organici di animali o piante, muti testimoni della vita trascorsa; oggi il termine comprende anche le orme lasciate impresse al suolo dall’incedere di un dinosauro o dai passi dell’uomo e, solo di recente, il termine si è esteso ad abbracciare anche le tracce dell’attività del mondo inanimato, come le gocce di pioggia sul terreno, le sottili laminazioni o le fini le increspature tracciate sulla sabbia da un flusso d’acqua (ripple marks), ecc.

In definitiva, oggi con la parola fossile si intende qualsiasi indizio, non importa come, venuto allo scoperto, utile per una ricostruzione ambientale e per la completa conoscenza del mondo che fu.

A giudicare dalla documentazione paleontologica, sembrerebbe che la Calabria, e l'Aspromonte in particolare, siano terra d'elezione per questo tipo di ricerche.

Le nostre impressioni sono, senza dubbio, deformate dalla relativa facilità e dall'abbondanza con le quali si rinvengono alcuni resti fossili, ma ciò non deve indurci in errore. Sono state solo alcune fortunate circostanze, accadute in epoca lontana, che hanno reso possibile il fenomeno della fossilizzazione, cui bisogna riconoscere comunque il carattere della eccezionalità.

Questa, infatti, si verifica solo in virtù di ben precise e particolari condizioni chimico-fisiche che, con il seppellimento, sono state capaci di preservare i resti organici, sottraendoli alla rapida distruzione operata dagli agenti della decomposizione.

L'esperienza ci insegna che dopo la morte, i corpi vengono di solito distrutti in breve tempo da processi meccanici o chimici. I tessuti molli o si decompongono, o vengono mangiati dagli animali che si nutrono di carogne per cui, di regola, rimangono solo le parti dure. Ma anche queste, con il passare del tempo, si disperdono e vengono distrutte: così accade per lo scheletro dei Vertebrati che consiste in un grande numero di ossa distinte e separate.

Guai se così non fosse; consideriamo per un istante l'enorme numero di esseri viventi che per milioni di anni hanno popolato il pianeta. Si é trattato sicuramente di miliardi e miliardi di organismi, le cui spoglie, se non venissero decomposte, trasformate e restituite in forma elementare, si accumulerebbero sul terreno, in così grandi ammassi, da impedire l'instaurarsi di ogni altra, successiva forma di vita.

D'altronde, anche nella quotidianità abbiamo la percezione che é necessario "sgombrare il campo" per far posto ad altri esseri o a nuove cose.

E la provvida Natura dispone questa opera di pulizia ("...pulvis es et in pulverem reverteris"), eliminando e riciclando incessantemente i rifiuti. Talvolta però c'é chi riesce ad eludere il rigoroso paradigma della vita e, mantenendo nei millenni fattezze e sembianze, come nei fossili, si assicura una sorta d'eternità.

Così, dello sterminato numero di creature che ogni anno cessa di vivere, solo di una parte estremamente piccola, si rinvengono sparuti resti. Perché il processo di decomposizione sia evitato o almeno rallentato, é necessario che i resti vengano, in qualche modo, sepolti. Quanto più presto ciò avviene, dopo la morte dell'animale, tanto maggiori sono le probabilità di una fossilizzazione.

Ma anche il seppellimento non riesce ad arrestare del tutto la decomposizione perché il processo continua per via anaerobica, distruggendo i tessuti molli e l'interramento non protegge dalla distruzione neppure le parti rigide che solo per puro caso riescono a superare indenni lunghissimi periodi di tempo.

Appare perciò chiaro che una conservazione, dopo la morte, é una circostanza rarissima e, nella stragrande maggioranza dei casi, solo i denti, le ossa o il guscio di una conchiglia, ossia le parti dure di uno scheletro, per la loro stessa composizione mineralogica, hanno le maggiori probabilità di mantenersi nel tempo. Inoltre, dall'esame di un fossile e dal suo contesto (la giacitura, la posizione stratigrafica, l'analisi sedimentologica, ecc), é possibile ricavare dati importanti per un'attendibile ricostruzione paleo-geografica e paleo-ambientale.